The Lucky Magazine
Al ritorno dagli USA mi sono posta una domanda alla quale non so dare risposta: a cosa servono i mensili di moda italiani? Sfogliando Glamour di questo mese, mi sono trovata difronte ad un istruttivo articolo sugli hot pants. 7/8 pagine di minuscoli perizomini firmati, dal prezzo improponibile. Mi salverò, ho pensato, con il servizio sulla camicia bianca! E invece niente: al posto delle camicie si vedevano volti di modelle con enormi cappelli a tesa larga! Insomma, tra chili di pubblicità, moda immettibile, servizi dove si vede tutto tranne che gli abiti e trend passeggeri passati per dogmi inconfutabili m'è preso lo scoraggiamento. E, silenziosamente, ho sfilato dalla valigia un giornaletto comprato a New York: The Lucky Magazine. Ricchissimo di suggerimenti furbi, colorato, interessante. E con servizi tipo: come vestirsi per un colloquio di lavoro, per una riunione, quando sei incinta (a volte capita...). Come far funzionare i capi della stagione scorsa, le gonne che stanno bene alle cicciottelle, sconti e offerte. I capi proposti non costano una fortuna: ci sono prezzi per tutte le tasche! E suggerimenti su come abbinare borse e scarpe agli abiti. Insomma, mi ha così soddisfatta che ho persino comprato il manuale di shopping creato dalle stesse autrici: The Lucky Shopping Manual : ci sono tutti i trucchi per creare un guardaroba ideale, facendo funzionare i capi che si hanno già e integrandoli con acquisti intelligenti. La sezione "fitting room" offre tutte le dritte che dovrebbe darci un'esperta commessa, che in genere non c'è mai! Insomma, spenderò due lire in più per comprare Lucky e i suoi libri, terrò allenato l'inglese e avrò anche qualcosa di intelligente da leggere: bye bye Glamour!
